Sud per l'Autonomia

Per un'Italia migliore per tutti

PERCHÉ SÌ

Per contare di più in Europa

Economicamente e socialmente le Regioni del Nord sono la porta d'Italia verso l'Europa centrale: Germania, Austria, Francia e Cechia sono Stati con ampi mercati che l'Italia, Sud compreso, può sfruttare.

Un maggiore autogoverno permetterà a tali Regioni una migliore gestione di tali fenomeni a beneficio di tutti i cittadini italiani.

Per dare più spazio al Sud di svilupparsi

L'eccessivo statalismo italiano da anni nega vero lavoro e sviluppo, soprattutto al Sud. Crediamo fermamente che diminuire il peso dello Stato, anche solo in una parte di esso, non possa che avere un effetto positivo sullo sviluppo, economico e sociale, del Sud.

Per attuare il decentramento previsto dalla Costituzione

La Costituzione italiana prevede il massimo decentramento amministrativo possibile. La concessione di maggiori autonomie è il primo passo per implementarlo e rispettare la Costituzione, nata dopo il fascismo accentratore.

Il nostro manifesto

Federalismo

L'Italia necessita, oggi più che mai, di uno Stato federale come ipotizzato da Gaetano Salvemini e Carlo Cattaneo. Una sana concorrenza tra enti regionali, come accade oggi in Svizzera, non può che portare a un miglioramento di tutti gli enti regionali.

Come ha ben dimostrato l'esempio cecoslovacco, quando uno Stato ha ampie differenze economiche interne è conveniente dividerlo, anche senza una vera secessione, in modo da seguire vie di sviluppo differenti. Infatti, per il 2019, l'Unione europea stima una crescita del 2,9% per Praga e del 4,1% per Bratislava.

Meno welfare, più lavoro

Il welfare, nel nostro Sud, si è trasformato in vero e proprio assistenzialismo clientelare che uccide il lavoro. Non può esistere welfare, benessere sociale, senza wealth, benessere economico.

Dobbiamo concentrarci sullo sviluppo di infrastrutture utili al lavoro per produrre benessere economico per poter poi, in futuro, implementare un welfare funzionante.

Meno tasse, meno regole

Le alte tasse e le regolamentazioni strangolano il mercato e impediscono a tanti giovani, specialmente al Sud, di realizzare i propri sogni, aprendo a una vita di lavoretti, disoccupazione e, potenzialmente, malavita.

Chiediamo dunque una cura liberista per la nostra economia, deregolamentazione, fine delle licenze e del proibizionismo sulle sostanze stupefacenti e la fine del sistema pensionistico di Stato che rende il lavoro un costo più che un beneficio, da sostituire con uno in stile cileno.

Più mercati, meno sussidi

Il Sud può diventare competitivo nel mondo, come oggi sono competitivi tanti Stati in crescita come la Romania o la Polonia. Non saremo mai competitivi se visti come provincia povera del Nord, da proteggere con sussidi, dazi e regolamentazioni che, alla fine, danneggiano solo la nostra economia.

Basta bufale!

L'autonomia è una secessione dei ricchi!

L'autonomia è prevista dalla Costituzione e non intacca in alcun modo le risorse fondamentali necessarie al Sud. Non si tratta, inoltre, di secessione, essendo un'operazione effettuata nel pieno rispetto della legge e del quadro costituzionale italiano.

L'autonomia è roba da leghisti!

La possibilità di maggiore autonomia venne introdotta dal Governo Prodi ed è supportata da ampie categorie e partiti politici, da destra a sinistra.

L'autonomia apre la strada alla secessione!

La storia ha ampiamente dimostrato come misure di federalismo siano, in realtà, l'unico modo, oltre ad essere il più efficiente, per tenere unite comunità differenti. La Svizzera, Stato con quattro comunità linguistiche, è una delle federazioni con il più ampio decentramento ed infatti è unita da secoli.

La stessa Repubblica Italiana ha, dalla sua fondazione, cinque Regioni a Statuto Speciale, senza che ciò portasse a secessioni. Anzi, ha portato una maggiore tolleranza tra comunità.

L'autonomia creerà cittadini di serie B!

Cittadini di serie B esistono già grazie a generazioni politiche che hanno scelto la via del sussidio anche a costo di fermare lavoro e infrastrutture. L'autonomia può essere sia un'occasione di ridiscutere tali misure sia una spinta a responsabilizzare la nostra classe politica in modo che spenda per la prossima generazione e non per la prossima elezione.

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